lunedì 20 maggio 2019

Ci sono parole che mi colpiscono particolarmente.



Mi imbatto per caso e mi fermo a pensarci, alle mille sfaccettature, ai mille significati, ai mille usi.

Ci sono parole forti e parole delicate. Parole che picchiano e parole che accarezzano.

Ci sono parole che allontanano e parole che avvicinano.

C’è una frase che ho letto che mi piace moltissimo:

Benedetti siano colore che possiedono la delicatezza di sapersi fermare 

(appena in tempo) 

(per non ferire) 



La parola “delicatezza” non ha nulla a che fare con lo stato sociale o la formazione culturale. 
Non ha nulla a che fare con il peso o con l’età. 
E’ un qualcosa che hai o che non hai. 
E’ qualcosa che in modo innato fa parte di te: l’attenzione a non ferire, l’attenzione a non dire cose che possono far sentire inferiore chi hai davanti, l’importanza che dai a chi hai davanti chiunque sia.

Mi piace questa parola.

Sa di buono.

Mi è venuta in mente questa parola (poco usata secondo me) mentre guardavo una carta della Renke.

Che trovo estremamente delicata, estremamente dolce.

Così ho pensato di utilizzarla per creare un Midori che utilizzerò al corso che terrò a Bologna il weekend del 18-19 maggio (quando leggerete questo post sarà appena trascorso) per raccogliere i pensieri delle partecipanti…. Per tenere traccia e memoria di un momento così bello.

Perché le parole sono importanti e sarà bello conservarne qualcuna. 
Per rileggerla e imprimerla nel cuore.

Come ho preparato questo Midori??

Sono partita da due quaderni che avrei messo all’interno (comprati da Tiger).

Come vi mostro nel video li ho messi affiancati e ho tagliato un rettangolo della carta di 1,5-2 cm in più (dipende da come piace di più a voi). Ho timbrato con due timbri Florileges la copertina e per proteggerla ho plastificato il tutto.
Non amo plastificare perché rende tutto più “freddo” ma poiché questo quaderno andrà in tante mani (spero) ho pensato di proteggerlo un po di più.

Una volta plastificato ho fatto 5 buchi come mostrato nel video: nel centro della copertina aperta, due in alto, uno al centro e due in basso.

A questo punto è sufficiente passare l’elastico che terrà i quaderni. Anche per questo vi ho preparato un video perché è più facile vederlo e farlo insieme che leggerlo… (chiedo scusa per la luce)

Per vedere come inserire elastico cliccare qui


Poiché volevo completare il lavoro ho aggiunto anche dei cuori (sempre ricavati da una carta Renke) plastificati con perline e anche l’interno dei quaderni sono stati decorati con i fiori presenti sulla copertina.. ma tutto questo è poi gusto personale e potete arricchirlo come meglio preferite.


Spero vi piaccia. E’ un progetto semplice e velocissimo ma molto carino.

Vi aspetto presto.


E non dimenticate mai di essere delicati. Sempre. Che siano parole, fatti, persone.

Silvia














giovedì 16 maggio 2019

Avete presente quei video tutorial coi passaggi velocizzati? Il contrario della moviola, del rallenty, tipo quelli delle comiche di Benny Hill insomma… avranno un nome?
Io lo ignoro, ad ogni modo, in quei video tutto sembra estremamente semplice, se lo fa lei a quella velocità posso non riuscirci io alla velocità di Sid? (il bradipo Sid).

Yes i can!!!

Sì io posso... Non riuscirci!!


A seguire 4 monografie dedicate, iniziamo con le prime due, per le altre…attendere prego, attendere prego, attendere prego…

Prima Monografia

Il biadesivo

Il biadesivo, quale stupenda invenzione! Lo vidi per la prima volta agito in uno di quei video tutorial, appunto, e fu subito amore: Lavori puliti, mani pulite, si posiziona, si sbuccia…ecco si sbuccia così facilmente in quelle mani esperte che…ma perché io invece devo impiegare cinque tentativi di “pelame” che nel frattempo mi trasformo in Malgioglio, in cui
invece di ritrovarmi in mano la buccetta
quasi mi si stacca mezza striscetta
di quella attaccata in tutta fretta
e perché quando finalmente la buccetta decide di lasciare la sua appiccicosa metà mi ritrovo quella tutta raggrumata in una palletta
invece che distesa perfetta?

E nella tua mente inizia a configurarsi l’ennesimo bisogno: quell’uncino che sbuccia il biadesivo…
ed insieme matura quella comprensione: ecco a cosa serviva l’unghia del mignolo lunga al parrucchiere di quando ero bambina e al mio professore di tecnica!

Finalmente posizioniamo il biadesivo. Passaggio successivo attaccare la foto alla pagina, cosa che quando vedi fare nei famosi video pare che quelle mani siano dotate di bolla, metro laser, lame rotanti, che la coordinazione oculo manuale sia una perfetta macchina funzionante: attaccata, precisa, al primo colpo!
Poi tocca a te, è la tua volta: storta.
Mi sa che da piccola dovevo fare più giochi di incastri…
Presto! Ristacca! Ok, ok, solo un po' strato di cellulosa superficiale!
Riproviamo! Riattacca: storta!
Accidenti, ma che c’ha? Una memory form? Come si posiziona diritta una foto? C’è un trucco, un sistema taciuto??? Ed eccomi a destreggiarmi in un’azione di strappo violento tipo estetista sadica in ceretta mood e stavolta mi ritrovo ad estirpare fino all’ultima fibra di cellulosa… ed è subito buco!



Seconda monografia
La cordonatura

Cordono cordono cordonooo
Io soffro più ancora di te
Cordono cordono cordonoooo
Il male l’ho fatto più a me
Facevo le cose che dici tu
Avevo le stesse cose che hai tu
Ma poi mi hai abbandonato
 non si è più caricato
Il video si è fermato e sai?
Cordono cordono cordonoooo
Al solito improvviserai!

Io mi fido quando le tutorialiste ti rassicurano, mi fido quando mi regalano la loro saggezza, mi fido quando condividono i loro dogmi e così quando sentii pronunciare questa affermazione:
“siete voi alla fine che che orientate le pieghe cordonate con la pieghetta, i vostri angoli possono comunque combaciare…”
un senso di onnipotenza mi pervase, me lo ripetevo come un personale mantra di auto-sostegno, salvo poi prendere tristemente consapevolezza che il mio bazzil non si piega alla legge della pieghetta, lui in modo libero e ostinato va dove vuole, segue la sua direzione ed io mi ritrovo con due angoli spaiati. Sono destinata a subire questa persecuzione che trae la sua origine dal calzino in lavatrice, si vede che nella vita precedente sono stata una divorzista.
La pieghetta poi, che in mani altrui è un valido e indispensabile strumento atto ad addomesticare la carta ribelle, appunto, in mano mia diventa aggressiva, non si limita a piegare, lei taglia proprio.
E come se non bastasse, la mia pieghetta, si vede in fase contestatrice, mi esce dal seminato! Devia la sua rotta, mi fa un cambio di carreggiata con sorpasso a destra o a sinistra indipendentemente, infischiandosene di ogni codice etico, deontologico o stradale che sia!

Per ora è tutto, a voi studio, ma non perdetevi le prossime, mi raccomando!


lunedì 13 maggio 2019


Buongiorno e buona settimana!

Le casette, da sempre e in ogni loro forma, sono uno dei miei oggetti preferiti sia che si tratti di oggetti 3D sia che si tratti di timbri. Forse insieme ai cerchi sono le forme che più mi attirano. 
E, considerato che io appartengo alla categoria di "questa la compro perchè prima o poi mi serve", in questa occasione mi sento di dire che avevo proprio ragione. 
Torno indietro di un paio di mesi. Ho comprato una serie di casette in un supermercato, di quelle porta foto, semplici, molto semplici, lineari in legno.
Girovagando un po' la e un po' qua ho pensato di mettere insieme questa casetta e la collezione di carte della Mintay Bloomville (che adoro!).


IL MINI ALBUM
Ho ripreso le misure della casetta di legno e ho selezionato una serie di fogli (5 fogli) di questa collezione da cui ho ricavato le pagine di un piccolo mini a forma di casetta. Qui potete vedere la dima che mi sono creata.


Da questi fogli cn la mia dima ho ritagliato le 6 pagine che andranno a comporre il mio mini.


Con un nastro in seta tinto a mano (recuperato.... non so più dove!) ho provveduto alla rilegatura, incollando il nastro sul retro delle mie pagine. Tra una pagina e l'altra ho lasciato circa 3/4 millimetri per gestire le eventuali decorazioni e foto delle mie pagine.


Ed ecco che la struttura del mini è terminata. Da questa collezione ho poi ritagliato una serie di cornici che ho usato per decorare il mio piccolo mini.


LA CASETTA DI LEGNO
Ho cominciato a decorare la mia casetta. Con i ritagli delle carte usate per le pagine dell'album, ho rivestito l'interno della casetta e con i triangoli ottenuti dagli scarti delle pagine ho rivestito il tetto.


Ho passato del gesso bianco sui profili della casetta e sulle "tegole" del tetto per rendere il tutto più omogeno  Sempre dagli avanzi dei fogli ho ritagliato alcuni particolari per "popolare" la casetta.


Ed ecco che una casetta abbastanza anonima si è trasformata nella Mia Casetta dei Ricordi.







E' un progetto semplice e facile da realizzare. Ognuno di noi ha in casa un oggetto forse un po' anonimo o magari ci piace ma non è proprio come lo vorremmo. Proviamo a "GUARDARLO" con un occhio diverso... chissà che cosa ci nasconde.... magari può essere trasformato... colorato.... rivestito.... e reso unico e fatto apposta per noi!

Ci provate anche voi a trasformare qualcosa di "COMUNE" in qualcosa di speciale???? Io sono qui se avete bisogno!!!!

A presto!
Elena C.

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